domenica, 2010, inverno

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Che lo finirei, se avessi la forza di ricordare

“Si aggirava a piedi nudi per la casa vuota, come ogni domenica mattina. Si sentiva così adulta la domenica mattina. Un’illusione d’indipendenza che alla fine l’aveva assuefatta ben oltre il prevedibile.
A piedi nudi fino in cucina, che a voler essere proprio onesti la mattina se ne stava andando senza disturbare, scivolando nel pomeriggio grigiastro di gennaio.
Troppo breve il pomeriggio, in inverno, con quella luce bigia che sfuma già nella notte e non lascia alcuna possibilità ai deboli entusiasmi sopravvissuti alla serata. Continua a leggere

pedalare la vita

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Io nella vita non son stata mai proprietaria di niente. Ho sempre dovuto chiedere prima e ringraziare poi. Per un lungo tratto di vita mi è pure andata bene così, il mio patto sociale ce l’avevo in casa. Poi tutto ha iniziato a diventare stretto o semplicemente io ho iniziato a crescere troppo, non saprei. Forse la seconda. Continua a leggere

il cassetto IMPREVISTI – tornare in ufficio senza passare dal VIA

imprevisti monopoliDiciamocelo: la walk of shame della domenica mattina ormai è un dramma solo se vivi con mamma e papà. Altrimenti basta calibrare il rientro a casa con l’orario in cui i tuoi vicini sono a pranzo e il più è fatto. Il vero pericolo per la dignità e la professionalità è la serata improvvisata all’uscita dell’ufficio, quella “massì, dai, facciamoci una bevutina!” e ti ritrovi incosciente su un divano all’altro capo della città, che di tornare a casa non se ne parla a meno di non avere una scandalosa linea di credito per pagare un taxi.
In gergo Monopoli: “Torna in ufficio senza passare dal VIA

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La radio nella testa

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Emergo dalla metro all’angolo in cui via Veneto e le sue ombre si infrangono nella luce di piazza Barberini. Giro l’angolo schivando qualche turista. Chiudo il libro con una certa nostalgia, il biglietto dell’autobus trevigiano va ad appoggiarsi in un punto che sembra casuale, tra questi paragrafi schizofrenici su e giù per l’ordine delle pagine.

Libro del cazzo. Continua a leggere

la felicità, all’improvviso

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ci sono le volte in cui pensi che in fondo sia tutto inutile. quelle volte in cui il tuo arrancare costantemente alla ricerca di una qualsiasi risposta esterna va a sbattere contro l’ennesimo, invalicabile muro. ci sono state anche per me, a migliaia a dire il vero.
il bello della Vita è che somiglia molto al bastardo di cui ti sei innamorata: ti tratta di merda, non ti chiama mai e ti ignora, ma basta una sola telefonata per far sì che tu gli perdoni tutte le angherie passate e inizi a prefigurare il vostro zuccherosissimo futuro insieme.
STRONZA.

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giri di perle

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Quando era più giovane era di destra. Al di là del fatto che lo avesse in un certo senso ereditato, un motivo c’era: era borghese. Non che ora non lo fosse, ma all’età in cui avrebbe dovuto scegliere se credere o meno nella borghesia lei ci aveva creduto. Con tutta se stessa.
Il suo stato borghese era una conquista. Un traguardo sudato e perseguito con forza dalla sua famiglia. I suoi genitori, di cui era sempre stata tremendamente fiera, si erano rimboccati le maniche, si erano conquistati una fetta di Benessere con sudore e sacrifici e glielo avevano offerto come caldo giaciglio da tramandare ai posteri.
Avevano seguito le regole e il mondo aveva risposto come previsto. Non era stato necessario dubitarne. Continua a leggere

sliding doors

Esattamente cinque anni fa ero in Australia. La definitiva partenza della mia vita adulta si è svolta lì, a 12 fusi orari da casa, su una Hunday Accent a noleggio. Continua a leggere

come il sale sulle arance

arance pistacchidi tutte le cose che è bene sapere di me, una in particolare risulta talmente implicita che finisco per non menzionarla mai: mi piace scrivere. è una cosa che faccio un po’ da tutta la vita, più o meno da quando all’esame di quinta elementare ho usato il tema come scusa per elaborare la morte di mia nonna, facendo piangere tutte le maestre. mi ero chiarita le idee, avevo fissato alcuni punti fondamentali di quella mancanza così dolorosa da essere impossibile da capire, specie a 10 anni. da lì in avanti, mi è stato chiaro che se avessi voluto capirci qualcosa della mia vita, l’avrei dovuta scrivere per spiegarmela. Continua a leggere