il cassetto IMPREVISTI – tornare in ufficio senza passare dal VIA

imprevisti monopoliDiciamocelo: la walk of shame della domenica mattina ormai è un dramma solo se vivi con mamma e papà. Altrimenti basta calibrare il rientro a casa con l’orario in cui i tuoi vicini sono a pranzo e il più è fatto. Il vero pericolo per la dignità e la professionalità è la serata improvvisata all’uscita dell’ufficio, quella “massì, dai, facciamoci una bevutina!” e ti ritrovi incosciente su un divano all’altro capo della città, che di tornare a casa non se ne parla a meno di non avere una scandalosa linea di credito per pagare un taxi.
In gergo Monopoli: “Torna in ufficio senza passare dal VIA

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Adios lombrico

La verità è che mi sono messa a scrivere di un grappolo di donne molto più fighe di me.
Hanno coraggio, loro. 

Andrea mi aspetta in casa sua, nell’elegante appartamento monoporzione che ho imparato a conoscere. È appena tornato dal lavoro: le luci sono accese per metà e lui ha ancora addosso la camicia. Il colletto sbottonato, i polsi arrotolati. Il lieve rumore dello sciacquone che si ricarica: ha avuto il tempo di andare in bagno.

Vieni da me che ne parliamo con calma.
È un uomo di classe, ti offre un caffè, non ti molla mica così, al telefono. Con calma. C’è un’ironia spietata in questa frase. Come se fossi mai stata calma nella mia vita. Come se potessi restare calma mentre metto gli orecchini e corro a non perdere il tram. Come se, sul serio, io stia andando ad avere una conversazione in grado di calmarmi. Continua a leggere

La radio nella testa

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Emergo dalla metro all’angolo in cui via Veneto e le sue ombre si infrangono nella luce di piazza Barberini. Giro l’angolo schivando qualche turista. Chiudo il libro con una certa nostalgia, il biglietto dell’autobus trevigiano va ad appoggiarsi in un punto che sembra casuale, tra questi paragrafi schizofrenici su e giù per l’ordine delle pagine.

Libro del cazzo. Continua a leggere

Chi state difendendo?

montecitorio29 luglio, Roma. è un caldo torrido, una di quelle giornate che fuori dagli uffici condizionati davvero non lo sai come si possa: l’aria non si muove.
Usciamo per pranzo, i soliti 3, la solita cricca di intellettuali (o aspiranti tali) medio giovani e semi credibili. Manfri sfila la giacca non appena tocca Piazza San Silvestro, Dani mantiene impassibile il look d’ordinanza. Io ancheggio paperina in ballerine.
Arrivati a Piazza Colonna la troviamo transennata.
Ancora.
Mostriamo i tesserini e passiamo incuranti. Diciamo cazzate. Le diciamo sempre. Continua a leggere

la felicità, all’improvviso

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ci sono le volte in cui pensi che in fondo sia tutto inutile. quelle volte in cui il tuo arrancare costantemente alla ricerca di una qualsiasi risposta esterna va a sbattere contro l’ennesimo, invalicabile muro. ci sono state anche per me, a migliaia a dire il vero.
il bello della Vita è che somiglia molto al bastardo di cui ti sei innamorata: ti tratta di merda, non ti chiama mai e ti ignora, ma basta una sola telefonata per far sì che tu gli perdoni tutte le angherie passate e inizi a prefigurare il vostro zuccherosissimo futuro insieme.
STRONZA.

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giri di perle

perle julia child

Quando era più giovane era di destra. Al di là del fatto che lo avesse in un certo senso ereditato, un motivo c’era: era borghese. Non che ora non lo fosse, ma all’età in cui avrebbe dovuto scegliere se credere o meno nella borghesia lei ci aveva creduto. Con tutta se stessa.
Il suo stato borghese era una conquista. Un traguardo sudato e perseguito con forza dalla sua famiglia. I suoi genitori, di cui era sempre stata tremendamente fiera, si erano rimboccati le maniche, si erano conquistati una fetta di Benessere con sudore e sacrifici e glielo avevano offerto come caldo giaciglio da tramandare ai posteri.
Avevano seguito le regole e il mondo aveva risposto come previsto. Non era stato necessario dubitarne. Continua a leggere

sliding doors

Esattamente cinque anni fa ero in Australia. La definitiva partenza della mia vita adulta si è svolta lì, a 12 fusi orari da casa, su una Hunday Accent a noleggio. Continua a leggere

come il sale sulle arance

arance pistacchidi tutte le cose che è bene sapere di me, una in particolare risulta talmente implicita che finisco per non menzionarla mai: mi piace scrivere. è una cosa che faccio un po’ da tutta la vita, più o meno da quando all’esame di quinta elementare ho usato il tema come scusa per elaborare la morte di mia nonna, facendo piangere tutte le maestre. mi ero chiarita le idee, avevo fissato alcuni punti fondamentali di quella mancanza così dolorosa da essere impossibile da capire, specie a 10 anni. da lì in avanti, mi è stato chiaro che se avessi voluto capirci qualcosa della mia vita, l’avrei dovuta scrivere per spiegarmela. Continua a leggere