Questa mattina ho un colloquio nella città dei miei sogni. La mise collaudata concilia la femminilità, le esigenze formali, il bon ton e le distanze da percorrere a piedi. Stanislavskij fa il resto, me ne accorgo guardandomi ordinare una brioches integrale al miele, la colazione frigida ma sostanziosa della donna in carriera.
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la sconfitta delle parole
Quando Linda torna a casa capita spesso che trovi Trix sul divano a leggere. Trix ha degli orari strani, sembra sempre che non lavori. Scuote un po’ la testa, la bocca atteggiata in un lieve ghigno, appena visibile.
– Che c’è che non va?
– Oh, ciao! Non ti ho sentita… Niente mi fa ridere un punto di vista tremendamente maschile, tutto qua.
– Fa sentire.
svegliarsi due anni fa
729 giorni fa pioveva. Me lo ricordo il grigio di quel mattino mentre guidavo sulla statale, il mare al di là della ferrovia era imbestialito. Avevo udienza fuori città: ricordo il fascicolo sul sedile e l’avvocato di controparte che mi credeva già collega. Ricordo i testimoni. I piedi nel mezzo tacco della mezza stagione, nonostante giugno.
ci buttiamo?
– …abbiamo vite che cambiano di corsa e non ci capiamo niente. e forse mi sono innamorato.
– e forse il culetto sulla graticola è una gran figata, no?
– cioè?
– quando ti piace una persona è come essere sempre su un precipizio. ma su quel precipizio c’è la festa migliore a cui tu sia mai stato. lo sto provando anche io e sono pietrificata
– non so sei un genio o sei Fabio Volo
– fanculo, sono un genio! e tu non sei uno stupido. e lo sapevo. e sono molto contenta.
quando ti meriti certe confidenze sai di non esserti sbagliata. e sei felice anche un po’ per la persona che ti concedi di essere. come un lusso. ogni giorno.
dica: “LO GIURO”.

Dopo un venerdì santo fatto di romagna, Brunori sas e una via crucis di gin tonic e lustrini; dopo un sabato pieno zeppo di elettropop, orsetti alla vodka, black russian nelle tazze del tè e segreti snocciolati come mentine; dopo l’alba tersa e l’autostrada vuotissima; dopo una giornata di cibo, sonno e acqua,… è arrivato il Lunedì della Rivelazione.
a fare la TAC

“Ciao, tu sei Cioppy? Scusa, è che davvero ti dovevo conoscere!”
E perchè, poi, conoscermi? Cosa ci sarebbe da conoscere? Cos’è che voi vedete e a me sfugge? Perchè sul serio io non la conosco sta qui che tutti siete fieri di conoscere. Io non so chi sia. Continua a leggere
La religione del furgone
Succede che a volte si sia molto fortunati e si viva la vita come un susseguirsi di insegnamenti. Qualsiasi cosa ti accada è una lezione. Continua a leggere
Ironic
Che Jagged Little Pill sia un gran disco non lo dico solo io. Lo dicono una generazione di ragazzine in jeans e Dottor Marten’s, una smodata quantità di Smemoranda impiastricciate di citazioni e una infinità di dizionari Inglese – Italiano consumati al verbo to learn o alla ricerca di quel maledetto oughta. Lo dicono le oltre 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Quello che rende questo disco eccezionale per me è il fatto che uscì nel 1995. Fu il mio primo cd. Anni dopo me lo rubarono e dovetti ricomperarlo, perchè l’averlo in mp3 non era affatto la stessa cosa. Nel 1995 avevo 12 anni e il diario dei Forever Friends, temo. Questo disco pose le fondamenta della donna che volevo diventare. Ci misi del tempo, del dolore e infinite ricadute nel mondo di Barbie solamente per capire questa cosa. Figuriamoci per attuarla! Periodicamente sono dovuta tornare a questo disco, come un ritorno alle origini, alla fonte primordiale del sapere.
Hannibal Smith dei miei stivali
“Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbero non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.”
quel gran fetente di Mendel
la mia adorata Zia d’America è partita domenica pomeriggio da Chicago. vive negli Stati Uniti da 26 anni e questo fa di lei una viaggiatrice esperta. ciò non toglie che sia particolarmente sfigata. ogni volta che sale su un aereo succede qualcosa. questa volta è andata così:
qualche minuto prima del decollo si è aperto, come un gigantesco airbag, lo scivolo gonfiabile d’emergenza, quello per gli ammaraggi, presente?
