Lo scorso weekend sono tornata a casa dai miei. Quando inizia ad essere giugno, tornare alla città di mare da cui vengo, significa fare la ceretta prima di partire e controllare che in valigia ci sia l’unica cosa fondamentale: il costume. Al resto posso pensare là, in quella che per molti versi sarà sempre casa mia.
Tra le cose che risolvo a poco c’è la faccenda mani e piedi. Basta un messaggio il giorno prima e ho un appuntamento fissato dalla mia amata colombiana. Questa volta mi è andata male: la colombiana (che ha un nome ma me lo tengo per me) ha cambiato città per i mesi estivi e farà tutt’altro lavoro. Ero nei guai. Continua a leggere
Hipsta Grandma
Nonna, classe 1934, detta la Megera.
Ieri la badante del vicino (quello vecchio) le chiede di chiamare l’ambulanza che il signore si è sentito poco bene. Lei, tornando in casa, inciampa e cade sul fianco. Continua a leggere
c’è di peggio
Sai cos’è peggio, Selvaggia?
E’ peggio quando quella persona, quell’uomo di cui pensavi di poterti fidare, non tanto, giusto quel po’ che serviva a non mettere in dubbio il fatto che “più tardi” indicasse un momento nelle 36 ore successive, ecco, la cosa peggiore è quando quel mollusco non è solo una persona che vorresti nella tua vita e nel tuo letto ma è, prima di tutto, un amico che conosci da tempo. Continua a leggere
intanto
cosa abbiamo imparato oggi? Continua a leggere
questa cosa qui
lì dentro ero una delle poche a sapere a cosa stavamo andando incontro. questo non toglie che la sberla a mano aperta e in piena faccia abbia preso anche me. forse soprattutto me. a pensarli in acustico, i FBYC, si fa un po’ fatica. perché il rischio è che, tolto il macello, le spallate, il muro di suono tra il paranoico e il cruento, finisce che rimangono solo il disagio, le sfighe, i magoni a non finire e che non ci sia tutta quella roba là di incazzo, di “io ve lo tiro addosso e voi me lo ritirate” che fa sì che nessuno ai loro concerti si senta davvero sfigato.
ci si sente legittimati a sventrarsi di dolore. solo in una maniera molto maschia e pelosa. Continua a leggere
tutto è perdonato
stamattina sono uscita prima di casa, non di molto, ma un po’ prima. avevo addosso una strana frenesia, un non so ché di voglia.
oggi c’era da comperare Internazionale con il raccontone di Zerocalcare del viaggio umanitario a Kobane, a sostegno della resistenza kurda. Continua a leggere
repetita iuvant
il mare dentro
“non m’importa di svoltare, vorrei solo rivedere il mare che è quello che conta per noi”
ci sono i giorni in cui ti pensi invincibile e quelli in cui non sai come ce la farai.
poi ci sono i giorni come questi, in cui più fai, più le cose che rimangono da fare aumentano, in cui dove ti giri fai un guaio e il momento dopo trovi un sorriso e una soluzione in tuo soccorso. Continua a leggere
Piatti spaiati #1
Click
Chiudo il PC non appena inviata l’ultima mail della giornata, quella a mamma. Viviamo ad appena 30 km l’una dall’altra, abbiamo i cellulari, lei ha anche un telefono fisso, eppure ci riesce molto meglio scriverci. Almeno su quegli argomenti che esulano dal menu della cena e dalla salute dei gatti. È come se fossimo incapaci di evitare di sbranarci su tutto il resto, perciò ci scriviamo.
Questa è la mail del lunedì, quella in cui le spiego quanto sia stato difficile l’ennesimo weekend senza di lui. Ma anche quella in cui le racconto dei suoi sms dalle peggiori bettole del Paese, nel cuore della notte.
“Che secondo me le stelle stasera sono a basso consumo, non si sprecano”
Questo è quello di venerdì, da Agrigento. O forse Trapani, non me lo ricordo. Me lo aveva detto al telefono poche ore prima ma quando ho letto il messaggio stavo rientrando dalla serata con le ragazze e non me lo ricordavo più.
Piatti spaiati #2
piatti spaiati #1
Il weekend rubato al tour è un evento rarissimo. Il mattino dopo scopro che ha fatto programmi: anche lui non vede l’ora.
– Ho portato dei vini buonissimi e magari potremmo invitare un po’ di gente a cena. Magari cucino io.
Sì. Mille volte sì. Musica di sottofondo, vino in quantità e buon cibo: le mie serate preferite. E in più di solito non ho le sue gambe su cui sedermi quando ci si sposta sul divano.
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