come quando il cuore batte così forte che non senti la tua voce

essere una pallavolista dilettante come me comporta, inevitabilmente, l’avere un gene pestifero: quello dell’avversione per la corsa. provare per credere. non c’è pallavolista che ami andare a correre. è faticoso, privo di agonismo,… ci sentiamo morire senza un avversario vero, noi.

ci ho messo anni per trovare l’aspetto mistico della corsa. perchè c’è. c’è un lato zen che connette con il centro del proprio cuore. ma per trovarlo si deve arrivare a rompere il fiato e una pallavolista non lo capisce subito questo. che di solito noi il fiato lo rompiamo sputando il sangue sulla rete, di salto in salto, rotolandoci sul linoleum polveroso delle peggio palestre di tutta la provincia.

mentre corri non hai avversari, hai solo pensieri. pensi e respiri. e l’unico rumore è quello dei tuoi passi sull’asfalto. è un rumore che non puoi coprire, perchè ti rimbomba dentro le orecchie, dall’interno. non c’è iPod che tenga.

destro sinistro destro. inspira espira. due ritmi diversi che devi far coincidere. aria fresca dal naso, fiato sputato dalla bocca. e il tuo cuore che inizia a martellare fino nelle orecchie. pensi che possa esplodere. ti sembra che stia risalendo lungo l’esofago fino alla gola.

è lì che devi resistere. inspirare più forte e non perdere il ritmo con in piedi. spingerla l’aria nei polmoni. gonfiarli e pensare. continui a pensare mentre corri. non c’è sfida che ti possa distrarre. ed ogni nodo si accumula lì, nella gola, tirato in superficie dal tuo stesso cuore pulsante. pensi che ne morirai, come la piccola Elisewin e le sue sindromi di Stendhal. pensi che vorresti mollare ma hai grossi nodi da sciogliere ora. te li ha portati alla luce quel bastardo di cuore che tenevi pacato nel suo guscio di polmoni. non puoi fermarti. continui a pensare all’incessante ritmo dei tuoi piedi.

poi c’è un momento in cui tutto passa. il cuore torna al suo posto ma non smette di pulsare. come se la tua cassa toracica si fosse espansa per farcelo stare anche se era diventato enorme. e tutto è felice. sorride il cuore, sorridono i tuoi piedi che fano meno rumore, sorridi tu mentre inspiri con meno fatica. sorridi e non lo sai il perchè, tanto eri impegnata a sciogliere nodi. non te ne sei accorta, ma hai rotto il fiato. ed ora è come se volassi e potresti farlo per sempre.

sono secoli che non vado a correre. ma ti torna in mente come ti senti, quando passi delle ore con il cuore nelle orecchie e pensi che non sopravviverai a tanta emozione. poi ogni cellula di te sorride. terrorizzata, ma sorride. e il tuo cuore non è mai stato così felice…

Canonizzazione, Step I

quando hai un’infinita serie di nuovi compiti odiosi da svolgere controvoglia, c’è una cosa con cui devi imparare a convivere: il senso di colpa.

per esempio: pantalone da portare in lavanderia prima di andare in studio, ben piazzato sulla cassapanca dell’ingresso. il chè implicherebbe sorgere dal piumone al suono della sveglia, ossia, posta una playlist di 45 minuti come sveglia, sorgere, se non al brano n. 1, almeno almeno al brano n. 2. costringersi ad essere concrete sin dal risveglio. sbrigare in fretta la faccenda colazione e passare il lavanderia al massimo alle 8.40. questa la teoria. nella pratica i pantaloni rimangono ad attenderti per una settimana, fino al sabato mattina, momento in cui, dalle 11.30 (orario in cui sei lavata ed infilata in un jeans) alle 12.30 (orario di chiusura dei negozi) speri di risolvere tutto ciò che ti sei lasciata alle spalle dalla domenica precedente e, finalmente, metterlo a tacere, quel dannato senso di colpa!

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c’è tutto un mondo intorno

sicuramente è vero, ti guardi intorno e di cose da vedere ne hai a pacchi. eppure certi giorni preferisco guardarmi dentro, che di spettacoli così avvincenti ne trovo pochi. soprattutto in questo periodo, se fosse proiettabile il caos che mi abita, vincerei un Golden Globe come miglior serie tv.

dentro il monolocale soppalcato del mio cervello ci vivono in 4 e c’è un via vai di reggiseni e perizomi che nemmeno gli spogliatoi delle mie adorate Ragazze PonPon! [tra l’altro sembra che scrivere Ragazze PonPon faccia aumentare gli accessi: piccoli perversi!]

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un motivo c’è

non te lo spieghi tanto bene. eppure c’è.

ti svegli al mattino e hai proprio voglia di metterti quella calza, quella che è un po’ che lasci nel cassetto, lavorata (ma non tamarra!), sofisticata ed elegante (che certe calze di pizzo sanno di cineseria, ‘na roba oVVenda pVopVio!).

perchè in fondo è perfetta dentro al nuovo decoltè in camoscio con microborchie, che ti da quell’incedere morbido e sinuoso grazie al piccolo plateau.

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Da perfect New Year’s Eve: la Cena

non ho mai (e dico MAI) in tutta la vita conosciuto qualcuno che bollisse all’idea del Cosa fare a Capodanno. tra i miei amici di certo nessuno. non mi piace il pensiero di avere degli amici con problemi di socialità. preferisco, piuttosto, pensare di avere gli amici che mi merito, perchè anche io detesto Capodanno.

per ovviare ai prossimi anni, vorrei fermare con grande cura le regole auree del Capodanno Perfetto, sì da poterle risfoderare all’occorrenza. Continua a leggere

Da perfect New Year’s Eve: il Live

seconda regola: la Band.

perchè che festa sarebbe senza l’orchestrina del lissio?! capigliatura folta e nera in maniera imbarazzante per il pianista in giacca di raso. Calze a rete e abito rosso attillatissimo per la cantante cotonata. meraviglioso, questa sì che è una festa! con tutti gli invitati in ghingheri, i giri di perle, le messe in piega inamovibili, brillantina a fiumi e cravatte annodate dal pomeriggio.

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Da perfect New Year’s Eve: il Party

quarta regola: il Party

Signore e Signori, qui vi volevo. perchè il party di Capodanno è sempre, innegabilmente un grandissimo smaronamento! non sia mai che ci si diverta, che la musica sia all’altezza, che le bevande siano in giusta quantità e che gli invitati siano degli estranei con la stessa voglia di divertimento che mi hanno installato alla base dello stomaco in tempi non sospetti.

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Da perfect New Year’s Eve: il Brindisi

terza regola: la Mezzanotte.

si sà, l’arrivo dell’anno nuovo richiede delle bollicine di prma categoria. Champagne, metodo classico,… bottiglie prestigiose doverosamente tenute in fresco e, secondo gli usi, innegabilmente BRUT.a seguire scintillante spettacolo pirotecnico e trenino a suon di Brigitte de Bardot Bardot… Continua a leggere