scusami. ti ho ucciso, ma avevo mangiato pesante

sulle circostanze della sua morte se n’erano sentite tante e non sembrava che le voci fossero destinate a fermarsi. io stessa la verità non la sapevo. le storie si sovrapponevano ed avevano finito per impastarsi l’una sull’altra, fino a creare un primo accenno di mitologia che rendeva la vicenda così straordinariamente irreale.

dal canto mio sapevo solo che lui non c’era più. a metà di uno dei suoi interminabili tour da zingaro (quelle bizzarre transumanze volutamente prive di logica in cui si tuffava assieme ai compari di sempre) aveva smesso di essere. di vivere.

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immagina una chat…

– ho saputo che sabato vi siete divertite tanto…

– si, bellissima festa!

– come stai?

– ma in realtà… bene!

– ora arriva il bello. il mondo dopo di lui…

– eh, chissà… ogni tanto fb cospira ancora contro di me, ma sto bene! tipo che lo taggano senza maglietta mentre fa il sound check e mi compare sulla home. quelle braccia toniche lì… secondo me quello fa palestra di nascosto! oppure si fa una grassona!

– tu mi farai morire! dai, palestra, ovvio! smonta palchi e strumenti… è normale che sia tonico e abbronzato! ma son convinta che la pagherà prima o poi.

– implorerà i miei servigi? no, meglio, implorerà il mio amore! … dai ridi, puoi!

– no. io spero che sarai talmente appagata e sazia di aMMore che le sue bricioline ti faranno tenerezza. un nuovo musico, uno più bravo. chennesò… Samuele Paganetti!

– chi è?

– è un nome di fantasia, scema!

– sei pazza? ero già su youtube e myspace in-con-tem-po-ra-nea!

– sei senza ritegno, sai?

– potrei anche ruttargli in faccia sarebbe bello, se ci pensi: “BROAR! ops! scusa, ho mangiato troppo ammore!

– dove si mangia l’ammore?

– macchennesò! qui continuano ad aprire ristoranti giapponesi…

– inutile sushi, mica puoi sposarti un nighiri!!!

aperte virgolette

spiaggia, bar, primo pomeriggio. birre, troppe. 3 uomini e una donna, 4 paia di lenti scure. sigerette.

“là c’è un tavolo di fighe. una è proprio proprio gnocca. chissà se ce n’è? sì, ma… son tutte tirate, anche il pareo è strategico… niente, son fighette, non val la pena! che con ste fighe di plastica qui non ce la si può fare. ti tocca sorbirti tutte le menate di sto mondo, 3 caffè, poi l’aperitivo e le cene, i doscorsi esistenziali più inutili che non te ne può fregar di meno!!! alla fine ci vogliono 3 settimane per vederla! e poi? arrivi al dunque e ste qui son passive, si FANNO scopare. eccheppalle! ci provi più per la sfida personale che non per il risultato. non è come in Danimarca, che la pratica la apri e la chiudi in una serata! lì ad un certo punto della notte, chi c’è c’è, che puoi essere Brad Pitt o Lino Banfi, è l’ora giusta, cambia poco! però, la trattiva è più semplice: due shortini, si pongono le condizioni, lei senza condom non fa niente, io voglio venire in bocca, taxy ed è fatta! è un’altra cosa! anche se ho capito che la mia futura moglie non potrà mai essere danese, che è un peccato, che il mix di razze sarebbe riuscito…”

perchè l’estate è come il campionato: non puoi sperare di far bene se non c’hai chi ti fa i goal.

la moglie ubriaca

Linda: – …e quindi, come mi vesto? nuda o nudissima?

Clara: – nuda. è un po’ come quando l’Ingegnerino mi chiede se voglio trombarlo o sposarlo. ero indecisa. poi ci ho pensato bene…

Linda: – e?

Clara: – rispondo sempre “sposare“, che da sposati si tromba lo stesso.

credenziali

vagavo nelle prime luci del giorno, confidando speranzosa di trovare il cantone a cui avevo affidato le mie 4 ruote. nel mentre riflettevo. nonostante i capelli arruffati e la precisione del trucco inevitabilmente abbandonata su un cuscino non mio. al dilà dell’emicrania, delle membra stanche quasi dolenti e dello stomaco sotto sopra, riuscivo a riflettere.

è come se portare il proprio fisico ai limiti delle sue capacità comporti un conseguente ingresso in una dimensione di incoscienza straordinariamente lucida.

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come dire…

Fare l’amore in mansarde polverose, su letti travirgolette, fatti di materassi gettati a terra. Dormire poco, nel turbine dei pensieri che nell’alba bluastra diventano film muti.

– ma che ore sono?

– è quasi giorno. Chiudi la tenda. Lasciala fuori, la luce

A piedi nudi in bagni precari, frugare il fondo di un tubetto per un po’ di dentifricio

– vado che faccio tardi in ufficio.

– quando lo lasci questo lavoro?

– quando trovo il coraggio.

Passare ore in macchina, sotto la pioggia, a sezionare un cd. Ridere, goderne, assaporare quelle ore lunghe e senza fretta, fatte di parole e confessioni. Aprire discretamente angoli reconditi e sofferenti di queste vite imperfette che portiamo avanti con coraggio. A testa alta. Prendere coscienza, nitidamente, delle direzioni diverse verso cui la vita ci spinge. Distogliere altrove lo sguardo e poi vivere per non morire. Sopravvivere. Anche mangiandosi l’un l’altro il cuore.

Ignorarsi e soffrire. Celare ogni cicatrice dietro un’indifferenza stoica e friabile. Addio, fottiti. Ma aspettami. E nell’attesa scoprire tesori nascosti nella propria persona che tutta la superficialità del quotidiano aveva sepolto. Tirarli in superficie a fatica, dal cumulo di macerie dell’abitudine. Scoprirsi. Amarsi. Con me non devi essere niente. Per me stessa mi basto così. Che sollievo!

Pedalare nella luce tersa delle sere di giugno. Tornare a casa e tirare le somme di giornate senza valore, di una sopravvivenza a cui ti stai abituando controvoglia. Fare amicizia con quella voce che ti accusa dal fondo del petto. Giurarle che smetterai di tradirla ogni giorno un po’ di più. Prima o poi smetterai. Gli occhi liquidi dietro le lenti scure. Pedalare più forte. Ma lo sai che prima o poi ci cascherai ancora… ma non è importante. Capirci qualcosa. Capirci te. Perdenti per sempre perfetti per oggi.

Rinvenire al suono della sveglia. l’iPod che suona dalle casse. Voglio fare tutto. Ma tutto non si può fare.

Ma qualcosa potrò pur farlo.

To Blonde or not to Blonde

il mio migliore amico è Biondo. ha una lunga chioma bionda natulare, che tiene raccolta in un ciuffo/codino sulla testa. una specie di beckam prima maniera ma più skazzone. molto più skazzone.

ha perso la fissazione per le camice e per il look fintamente trasandato di qualche anno fa. tipo mi girava con la camicia fuori dal pantalone, l’abbronzatura faticosamente guadagnata a suon di olio di cocco e ore sotto al sole, la barba incolta, il jeans sdrucito e la tracolla di tela. ti prego!

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colpi all’ego

son tornata a casa con la sensazione di avere la febbre. è iniziato dal risveglio, un malessere diffuso che è andato crescendo e alle 8.00 la nitida sensazione di essere febbricitante. mi son buttata a letto a fianco a mamma, in cerca di coccole. il termometro infilato sotto al braccio e la fronte sul cuscino. vago tremore, testa pesante, sonno coatto.

ho controllato la temperatura. ad un primo sguardo la colonnina blu sul 37.2. (ecco. appunto.) poi non so che l’è preso ma… ha cominciato a scendere!!! ho riprovato e di nuovo stessa pantomima: saliva poi la guardavo e … SCENDEVA!

senti un po’, specie di termometro impotente, parliamoci chiaro: a me ‘ste cose qui NON succedono, ok?!

volato nel cestino per direttissima ed io dritta sotto le coperte, che il bacio della mamma sul collo non sbaglia mai.

2000

che i suoi sono al cinema.

che domani non c’è scuola.

che stasera fa freddo.

che magari in discoteca ci vado sabato prossimo.

o magari non ci vado che a lui non piace.

che poi il cinema è comunque bello.

…che io lo so che sarà per sempre.

Greenwich cosa?

ore 9:00. sono pronta. infilata nel tubino comodo (con il tempo si impara che pressurizzarsi di primo mattino in una improbabile guaina è, oltrechè ridicolo, anche decisamente scomodo), cardigan, decoltè bon ton e trench. capello vaporoso e gli Annabelle d’ordinanza sul naso. direi che non manca niente: SI PARTE!

approdo in quell’altoforno che chiamano Tribunale, mi sfilo il trench per le scale che sto già sudando. le calze che già tendolo a scivolare lungo le cosciotte. sono sempre innegabilmente in ritardo, cavolo! oltretutto oggi è una gran giornata: oggi farò la mia prima prova per testi tutta da sola. io contro un’avvocata gallina e la sua squisita praticante. tra l’altro è una cosa divertente perchè il Giudice ha disposto l’accompagnamento coattivo del testimone, che come cosa fa davvero ridere. lo vedi arrivre scortato dai Carabinieri, il Giudice gli molla lì una bella multa perchè sono due anni che lo aspettiamo. poi lo metti a sedere e questo ti dice 4 fregnacce che ti servono a NIENTE ma quanto gli è costato tirarsela così…

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