come dire…

Fare l’amore in mansarde polverose, su letti travirgolette, fatti di materassi gettati a terra. Dormire poco, nel turbine dei pensieri che nell’alba bluastra diventano film muti.

– ma che ore sono?

– è quasi giorno. Chiudi la tenda. Lasciala fuori, la luce

A piedi nudi in bagni precari, frugare il fondo di un tubetto per un po’ di dentifricio

– vado che faccio tardi in ufficio.

– quando lo lasci questo lavoro?

– quando trovo il coraggio.

Passare ore in macchina, sotto la pioggia, a sezionare un cd. Ridere, goderne, assaporare quelle ore lunghe e senza fretta, fatte di parole e confessioni. Aprire discretamente angoli reconditi e sofferenti di queste vite imperfette che portiamo avanti con coraggio. A testa alta. Prendere coscienza, nitidamente, delle direzioni diverse verso cui la vita ci spinge. Distogliere altrove lo sguardo e poi vivere per non morire. Sopravvivere. Anche mangiandosi l’un l’altro il cuore.

Ignorarsi e soffrire. Celare ogni cicatrice dietro un’indifferenza stoica e friabile. Addio, fottiti. Ma aspettami. E nell’attesa scoprire tesori nascosti nella propria persona che tutta la superficialità del quotidiano aveva sepolto. Tirarli in superficie a fatica, dal cumulo di macerie dell’abitudine. Scoprirsi. Amarsi. Con me non devi essere niente. Per me stessa mi basto così. Che sollievo!

Pedalare nella luce tersa delle sere di giugno. Tornare a casa e tirare le somme di giornate senza valore, di una sopravvivenza a cui ti stai abituando controvoglia. Fare amicizia con quella voce che ti accusa dal fondo del petto. Giurarle che smetterai di tradirla ogni giorno un po’ di più. Prima o poi smetterai. Gli occhi liquidi dietro le lenti scure. Pedalare più forte. Ma lo sai che prima o poi ci cascherai ancora… ma non è importante. Capirci qualcosa. Capirci te. Perdenti per sempre perfetti per oggi.

Rinvenire al suono della sveglia. l’iPod che suona dalle casse. Voglio fare tutto. Ma tutto non si può fare.

Ma qualcosa potrò pur farlo.

2 pensieri su “come dire…

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