succede così: sei in vacanza, placidamente spiaggiata sugli scogli di una qualunque caletta delle Eolie. la tua unica preoccupazione è data dai sassi che ti si conficcano maldestri nelle scapole e nelle chiappe. per il resto impieghi il tempo alternando i momenti in cui ti ungi come un maialino allo spiedo a quelli in cui ti immergi come una bustina di tè in quelle acque limpide e fresche. oggi è l’ultimo giorno e si sente: avete quasi finito le parole, tu e le altre. leggete distratte ed esauste i vostri romanzi facili. domani si torna, con il confortante pensiero di avere ancora ben 3 settimane di ferie, da sfruttare sulle spiagge domestiche e nei locali della riviera. Continua a leggere
c’è tutto un mondo intorno
sicuramente è vero, ti guardi intorno e di cose da vedere ne hai a pacchi. eppure certi giorni preferisco guardarmi dentro, che di spettacoli così avvincenti ne trovo pochi. soprattutto in questo periodo, se fosse proiettabile il caos che mi abita, vincerei un Golden Globe come miglior serie tv.
dentro il monolocale soppalcato del mio cervello ci vivono in 4 e c’è un via vai di reggiseni e perizomi che nemmeno gli spogliatoi delle mie adorate Ragazze PonPon! [tra l’altro sembra che scrivere Ragazze PonPon faccia aumentare gli accessi: piccoli perversi!]
la verità. nuda e cruda (e pure al dente).
conduzione. connessione. trovare. non cercare.
rilassati, il mondo ti ignora.
è vero, verissimo. il mondo non ti vede, mentre nella grigia luce di un sabato ancora giovane [troppo giovane] corri sul binario, sali sul treno e realizzi che se non guardi il biglietto non troverai mai il tuo posto. c’è chi ti vede, anzi ti capta, con il cuore come un’antenna e dall’infernale luogo di lavoro si accerta del tuo essere partita. sì, sei partita.
crolli sul sedile, accaldata ed esausta. ripensi alla miseria inscenata dai Nobraino la sera prima e rimpiangi di non essertene rimasta a casa a dormire. “pazienza” pensi. ti addormenti cullata da Dave Gahan, che ha del grottesco, ma il sonno è sonno.
rinvieni solo dopo 3 ore, in un punto incerto dell’Italia padana. prendi coscienza e t’impadronisci del bagno. ne esci nuova. deliziosamente truccata e con il naso libero per gli Annabelle. DIVENTI Annabelle, la tua nuova, adorabile alter ego.
“vai a pescare, Vinca?”
lo incontri all’incrocio ed è già emozione. lo riconosci dall’auto nuova, la sua ultima conquista, fatta di sacrifici e di dettagli che la rendono speciale e ti rendono fiera. fiera di te, che lo capisci. e fiera di lui, che conserva gelosamente un amore per quelle cose genuine che questa Milano sembra aver dimenticato.
arrivate nel suo nido e per un lungo istante dimentichi di essere esausta ed affamata. un istante lungo ore, in effetti. ti accuccioli sul divano e inizi a scrutare i dettagli di quel luogo incantato, che a poco a poco comincia a porti sotto gli occhi. ti adagi su quella nuvola di serenità e ti escono le parole come i profumi della cena dalle pentole coperte. lentamente, senza fretta. parli di te e porti la luce negli angoli bui di questa vita che si fa più dura giorno dopo giorno. lui ascolta e fotografa. dice poco.
– è come essere una resistenza, essere percorsi dall’energia come il filamento di una lampadina,… tu ed io siamo diversi. tu sei abituato a lasciarti percorrere. io no, non l’ho mai saputo fare. è difficile.
– non sei conduttrice. ancora.
poi la fame torna a bussare. e allora si risale sulla carrozza fatata e si va a mangiare. e inizia anche lui a parlare, rapito dalla confidenza che per magia avete ricreato fuori dalla rete. un’amicizia speciale, la vostra. fatta di rispetto di quei punti che in comune non avrete mai. fatta di passati diversi e di idee concordi. fatta di poche definizioni e di tanta [TANTA] complicità.
si fa sera in un nulla ed è già ora di pensare alla cena e alle feste in programma. si incontrano gli amici, i suoi. tutti un po’ speciali, tutti con la musica dentro. consapevoli di non sapere i passi ma non per questo seduti in un angolo.
ci si sente quasi intimiditi da certi incontri. come se fare quello che fai ti rendesse meno degna. ti indigni. con te stessa prima che con loro. ci si dà appuntamento per la cena ed è come se lui fosse super agitato. come se poterti mostrare il suo mondo fosse una festa. per te lo è.
essere la stessa altrove cambia tutto.
poi la cena. 14 a tavola [per un pelo…]. sentirti nel tuo elemento. chiacchierare amabilmente. scherzare. ridere. senza bisogno di conoscersi da tutta la vita per poter essere in confidenza. di quelle serate perfette nel loro essere come tante altre ma migliori. nel tuo essere così genuina da non sapere nemmeno se è solo una tua impressione. non te lo chiedi, che in fondo che importanza ha?
trovare adorabili tutti, gli stessi che poco prima non ti avevano fatto sentire un po’ piccola. sentirsi un po’ stupida per aver creduto alle prime impressioni. sentirsi grandiosa per aver trovato la via per ricrederti.
QUI e ORA
il locale del dopo cena non ha nulla di speciale. è un locale come ce ne sono a migliaia. non solo a Milano, ovunque. bar, pop art ai muri e dj. non ci vuole un architetto per creare la magia. ci vuole forse un dj che seleziona musica brasiliana. ci vogliono folli amici con cui ballare e ridere. ci vuole l’incontro con un’adorabile nuova amica. ci vuole quel momento in cui lo vedi entrare nel locale e soffi via l’aria che ti è fermata in gola.
e poi inizia la magia. un’altra. di nuovo. che di magie ne hai vissute tante questo week end. questa è fatta di parole e risate ma non solo. in questa magia smetti di vedere con gli occhi. vedi con la pelle. la tua pelle che vibra e che chiama la sua. e senti che davvero non si può essere infelici, se si è QUI e ORA. in nessun altro momento. che non ce ne saranno di uguali. è questa la magia: la magia dell’istante.
sentire la sua voce nel tuo orecchio, mentre parlate. vedere con la pelle, senza bisogno di guardare. sentire il tuo polso sul suo ginocchio. avvicinarsi senza per forza accorgersene. giungere alle sue labbra senza sapere nemeno come, senza che sia strano ma non per questo senza stupirsene. ridere con tutti gli altri, ridere con lui. divertirsi come non mai. baciarsi come due adolescenti. “buona notte. a domani.” salutarsi.
like a soul without a mind, like a body without a heart, i’m missing every part.
sono i Massive Attack, il giorno dopo, a spiegarti come ti senti, mentre un treno con con qualche guasto di troppo ti riporta a casa. dove non vorresti tornare ma devi. tu che da due giorni non usi il verbo dovere e che a certe abitudini sai assuefarti come se fossero eroina.
“passa tutto. il treno. il freddo. magari la voglia di tornare a Milano… anche no. torna presto!” e sai che non sei la sola a sentire la magia di quell’amicizia, di quella festa, di quella serata. e sai che la risposta è “sì” anche se solo sussurrata, senza il coraggio di scriverla. appena soffiata da dentro un vagone.
Morning Glory
ripresami dal pericolo d’infarto, tutt’ora a concreto rischio di licenziamento/pubblica gogna/disonore/vessazioni fisiche, vira apertamente al rosso, che così davvero non sa quanto riuscirà a resistere.
sogna una bolla rosa tutta per sè, da arredare di creatività e sorrisi.
di lottare ha poca voglia, in effetti.
ma con chi parli?
Poi ci sono le cose veramente gravi, cose che a un certo punto della vita vengono a distruggere le tue certezze costruite con tanta fatica ed a rigettarti nel mondo non lineare che purtroppo esiste là fuori.
ecco, nel mio album delle citazioni, accanto a Baricco, Brizzi e frasette di film inutili che sapevo che prima o poi mi sarebbero tornate utili, ci metto anche questa. che non so come spiegarlo. ma è un restare in tema, ecco. un tutto torna, porca Eva! che a far finta di niente si ottiene solo di far aumentare la cosa.
come quei film con un fantasma che interferisce nella vita del protagonista. e più lui lo ignora più quello farà casini. che sennò il bello del film dov’è?
perciò a costo di sembrare matta, mi si vedrà urlare a squarciagola frasi sconnesse ed insensate, tipo ho capito, va bene!!! d’accordo, mi do da fare e cerco una soluzione! CONTENTO!?
la lancetta ha fatto il giro
Cioppy ha come l’impressione di essere già stata a milano ed esserne già tornata delusa.un sabato del villaggio all’ennesima potenza.
ho twittato di questo, l’altra notte. un attimo prima di chiudere l’infernale macchina che non ha ancora imparato a leggermi nel pensiero e a produrre la mia arte senza che io mi debba in alcun modo affannare.
orgogliosamente cromosoma X
in attesa delle mie parole che arriveranno. al momento lascio che siano gli altri a parlare, perchè io vivo. e la pelle è così sottile che le lacrime e le risate affiorano come nulla fosse. come la primavera a novembre, quando meno te l’aspetti.
ma diceva così anche prima?!
una canzone che hai sentito ormai una ventina di volte senza che ti colpisse mai davvero. poi arriva il momento in cui il tuo cuore è aperto come una ferita pronta a farsi infettare. e come nulla fosse il mondo comincia ad urlarti addosso la Tua Verità, che ti piaccia o no. in ogni modo. con ogni mezzo.
…quella verticale, verso lo Spirito
compiere 27 anni. vestirsi come una 17enne. invecchiarsi nel quotidiano. liberarsi nel tempo libero.e ricordare, ridendo, quando pioniera sulle mode, ce l’avevi anche tu il Toy Boy. ora che fai la Toy Girl e ti ci diverti tanto.
