celebrazioni. a modo mio.

è la sindrome del taglio di capelli. quando decidi di tagliarli perchè ti stanno da schifo è la volta che ti alzi dal letto e sembri appena uscita dal parrucchiere. PERFETTI, sti bastardi!

un po’ come dire che il tuo lavoro ti fa schifo un attimo prima di vincere la tua prima casua.

“Brava tesoro, sono orgogliosa di te!”

…anche io? non lo so mica…

ho chattato con un gatto

una volta presa confidenza con la questione, ti rendi conto che è più normale di quanto pensassi. è anche un fenomeno piuttosto diffuso.

certo, pochi hanno nomi dello spessore anche vagamente paragonabile a Gin. e non vivono certo nel caotico studio/caverna di due artisti visionari. ma sono in tanti: pelosi, coccolosi e felici.

la cosa che mi fa imbestialire è che il mio nuovo amicio abbia più amici di me. e lui non ha organi genitali, cavolo!

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Canonizzazione, Step I

quando hai un’infinita serie di nuovi compiti odiosi da svolgere controvoglia, c’è una cosa con cui devi imparare a convivere: il senso di colpa.

per esempio: pantalone da portare in lavanderia prima di andare in studio, ben piazzato sulla cassapanca dell’ingresso. il chè implicherebbe sorgere dal piumone al suono della sveglia, ossia, posta una playlist di 45 minuti come sveglia, sorgere, se non al brano n. 1, almeno almeno al brano n. 2. costringersi ad essere concrete sin dal risveglio. sbrigare in fretta la faccenda colazione e passare il lavanderia al massimo alle 8.40. questa la teoria. nella pratica i pantaloni rimangono ad attenderti per una settimana, fino al sabato mattina, momento in cui, dalle 11.30 (orario in cui sei lavata ed infilata in un jeans) alle 12.30 (orario di chiusura dei negozi) speri di risolvere tutto ciò che ti sei lasciata alle spalle dalla domenica precedente e, finalmente, metterlo a tacere, quel dannato senso di colpa!

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terapia 2.0

lunedì.

dopo mesi di tedio e grigiume è finalmente uscito un tiepido raggio di sole. decidi che è la giornata ideale per gli Annabelle dal mattino. sei riposata e serena. non ti capitava da un bel po’, in effetti. infili lenti a contatto, orecchini e tacchi come fosse comune a quest’ora. come fosse facile.

Glory Day!” pensi.

il sole filtra dalle finestre alle tue spalle, mentre intorpidita prendi contatto con il tuo lavoro. niente di gualcito dal weekend, hai chiuso bene la scorsa settimana e questa ricomincia con grazia. anche questo non capitava da un po’.

e hai voglia di sentirla. che le comunicazioni in vivavoce del weekend un po’ ti son pesate. che hai voglia di dirle cose solo a lei. così le invii link via chat, ridacchi e sai che non ti risponderà. ma lei leggerà, linkerà,… saprà.

poche ore dopo stai spudoratamente fingendo di lavorare, mentre la chat di fb ti collega con una delle barbie pensanti di cui hai saputo circondarti con naturalezza e dimostrando alla tua madre interiore che una cosa giusta la sai fare: sceglierti le amiche! mentre state magistralmente e con leggerezza riordinando alcuni angoli dei vostri grandi cuori, compare a centro schermo la chiamata di skype. ti scusi. infili la cuffia. accendi il volume.

“ciao mamma!”

da in cima alle alpi come se fosse ancora nella vostra cucina. come 10 giorni fa. nelle poche parole quotiniane ritrovi la meraviglia del vostro rapporto, anche a distanza, anche così. lei tiene duro. è serena e scopre l’affetto muto di persone che non parlano la sua lingua ma che sanno essere gentili nel mondo dei gesti.

è strano come una madre 2.0 sappia rievocare frammenti di un passato prossimo così faticosamente elaborato da entrambe. lei così forte e volitiva. tu così serena e fiduciosa.

e ritrovi il piacere di quel sangue che ti scorre nelle vene, uguale e diverso dal suo, ma comunque anch’esso artefice delle tue ali di ciliegio. e comprendi quegli avvertimenti che la saggezza di Dedalo è sempre pronta ad impartire. è che tu, riponendo la lungimiranza, non puoi che sperare di non precipitare.

perchè di volare in alto ne hai voglia. e bisogno.

 

E tu? Dieci anni fa più o meno a quest’ora?

era ricreazione, più o meno 10 anni fa a quest’ora. una delle due (che allo scientifico eravamo avanti!)
ed io di certo sul termosifone del bar, con una sigaretta in bocca e la solita mano nella mia. forse pomiciavo anzichè fumare (quanto si fuma al liceo?! quintali di sigarette!)
mia madre era in ospedale. assurdo, se ci ripenso. non ricordo se fosse febbraio, ma so che 10 anni fà mia madre era ricoverata ed io stavo abbandonando la pallavolo usandola come scusa e negando che fosse per pomiciare con il proprietario di quella mano. l’anno più buio della mia carriera scolastica, tra l’altro.

Ero infelice in un modo ancora vago, poco concreto, tardo adolescenziale.

non saprei… ero così straordinariamente arrogante e succube da non sapere ancora cosa fosse l’infelicità. sarebbe arrivata a schiaffeggiarmi un anno dopo. esplosa nello stomaco e mai del tutto emersa.
ora, dieci anni dopo, quell’infelicità a tratti cruda e fottutamente concreta la riesco anche a far uscire. con un filo di voce leggerissima, invero. ma è comunque meglio di nulla. è il limine tra una persona ed un serial killer. come la valvola della pentola a pressione.

quel che non ho pensato di dire a Livefast, è che a volte, per lunghi momenti, ho come l’impressione di saperla anche vincere, l’infelicità. e non lo cambierei con nulla al mondo.

il tarlo nel sistema

il critico musicale/televisivo di youtube dev’essere un alcolista impasticcato al limite dello stato vegetativo che affida il proprio lavoro ad un pallottoliere manovrato da uno scoiattolo strafatto di LSD. è l’unica spiegazione che riesco a darmi. perchè, sinceramente, non c’è la bencheminima connessione con ciò che lui ricorda io abbia guardato e ciò che di conseguenza lui mi suggerisce di guardare.

qualche breve esempio:

ti suggerisco di guardare il trailer originale di DOMINO (film STRAFIGO, lo consiglio a chiunque, pure se sei una fissata di Hello Kitty, che secondo me ti piace lo stesso!) perchè hai già guardato il trailer di Se solo fosse vero (peraltro al solo scopo di completezza per questo meraviglioso luogo che chiamo blog).

e ancora, miglioriamo. ti suggerisco di guardare Star Wars – Luke I am your father (struggente e intenso momento della Saga più grandiosa di sempre) perchè hai già guardato Harry ti presento Sally – scena della ola (cito testualmente: “quel sintomo si scopa mia moglie“)

ma il mio abbinamento preferito di oggi rimane questo: ti suggerisco di guardare Arcadia HS at the 2008 Arcadia Band Review (non me ne vogliate, ma non ho colto il suggerimento a pieno. da ciò che ho intuito pare sia una competizione tra bande, di quelle con le uniformi, gli sfigati della scuola, che suonano e camminano e c’hanno le majorette…) perchè ho guardato IL DISORDINE DELLE COSE – Live @ Red Tv – Fuoriporto (video con cui mi sono convinta ad andarli a vedere e li ho letteralmente ADORATI!)

tutto ciò per dire che, oltre a non accettare caramelle dagli sconosciuti, non si dovrebbero mai, e dico MAI, accettare i consigli non richiesti. perchè a sbagliare sono bravissima da me, grazie!

N.B.: per Il Disordie delle Cose, vedere, tra l’altro, qui.

you made my day, man!

“signorina meraviglia guardi che la reclamiamo…

i pesaresi la hanno avuta per un bel po’… ora tocca a Noi traviarla e portarla su percorsi alternativi

concorda ?” [Metia from the North]

…come negarsi?

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lezioni di danza

“quando sorge la la danza, tu esplodi, spalanchi tutte le porte, chiami tutti i tuoi amici, chiami i vicini di casa dicendo: ‘Venite! Voglio far festa e invitarvi a ballare, divertiamoci insieme! Ho molte cose da spartire, e vorrei donarle a tutti voi.‘ e chiunque si affacci alla tua porta lo accogli, gli dai il benvenuto. quando sei felice tutti sono i benvenuti. quando sei infelice non vuoi vedere nemmeno coloro che hai sempre ricevuto con gioia.

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crudità Parte II

mangio un’arancia senza additivi sopra la bozza corretta di una conclusionale, che in questo cazzo di studio nemmeno uno scottex è sopravvissuto. sembra la mia vita.

ero su di giri mercoledì. due giorni fa. ero elettrica al pensiero di avere nuove idee da scrivere. mi teneva viva il fatto di avere appaganti conversazioni multimediali che mi aprivano il cuore. mi facevo forte dell’aver lasciato il mio profumo in un letto lontano. senza volerlo, senza pensarlo possibile.

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