Ci sono post che non si possono rinviare per sempre. Alcuni sì, è successo. Sono ancora a metà fermi tra le bozze dopo oltre un anno, consci che non verranno mai pubblicati. Questo no. Questo continua a ronzare in testa, fra le tempie. Se ne sta lì, appollaiato alla mia malinconia, la stessa che non se ne va ma che anzi cresce, sfogliando certi libri, digitando certi numeri, guardando quel pugno di foto. E allora questo post si è guadagnato il diritto di essere scritto, no?
Nobraino – Film Muto – Premio Tenco 2011
amore e odio troppo spesso convivono. io non li ho mai veramente odiati. mi infastidivano e continuano a farlo tutte quelle volte in cui fanno del circo e tradiscono quello che è il loro autentico animo di poeti rock e marcatamente bohemien. ogni volta che si piegano a scelte grossolane e a performance grottesche, perdendo di vista la qualità. ogni volta che K salta una strofa de I Signori della Corte. sostanzialmente non penso possa essere diversamente per chi li ha conosciuti quando suonavano in bettole fumose ad ingaggi un decimo più bassi, per platee risicate e distratte ma sempre, inesorabilmente rapite dalla poetica alchimia che sapevano creare.
non ho smesso di amarli quando suonano e cantano così: con reverenza per il tempio in cui si esibiscono, con rispetto per la platea e smisurata professionalità.
sanno ancora farmi tremare di brividi fin dentro le ossa, con gli occhi che brillano e il cuore che batte. per qualcosa di nuovo. finalmente.
Ironic
Che Jagged Little Pill sia un gran disco non lo dico solo io. Lo dicono una generazione di ragazzine in jeans e Dottor Marten’s, una smodata quantità di Smemoranda impiastricciate di citazioni e una infinità di dizionari Inglese – Italiano consumati al verbo to learn o alla ricerca di quel maledetto oughta. Lo dicono le oltre 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo.
Quello che rende questo disco eccezionale per me è il fatto che uscì nel 1995. Fu il mio primo cd. Anni dopo me lo rubarono e dovetti ricomperarlo, perchè l’averlo in mp3 non era affatto la stessa cosa. Nel 1995 avevo 12 anni e il diario dei Forever Friends, temo. Questo disco pose le fondamenta della donna che volevo diventare. Ci misi del tempo, del dolore e infinite ricadute nel mondo di Barbie solamente per capire questa cosa. Figuriamoci per attuarla! Periodicamente sono dovuta tornare a questo disco, come un ritorno alle origini, alla fonte primordiale del sapere.
A classic education
Questi bolognesi qui sono una cosetta molto gustosa. Il disco Call it blazing è uscito il 25 ottobre scorso e la qui presente si è tolta lo sfizio di recensirlo in volo, in direzione Palermo.
Il risultato è una soddisfazione infinita e perciò, pur di non parlare di quanto mi manchi la Sicilia, la sua gente e i suoi colori, faccio il piccolo sforzo di vantarmi anche qui della mia operetta.
Autoreferenziale
Quando dicevo che avrei galleggiato anche altrove non era per dire, veh!
Sto galleggiando entusiasta anche su DLSO, che è un portale fresco e profumato come una granatina alle more di gelso (capitemi, sto andando in Sicilia, c’ho le metafore focalizzate) ed oltretutto è pieno di menti vivaci e di orecchie sveglie. Dunque, orsù, amatelo!
Mentre decidere se darmi retta, in ogni caso leggere le mie prime due recensioni e magari ditemi che ne pensate!
Nati per subire -The Zen Circus
Canzoni della notte e della controra – Umberto Palazzo
Comunicazione di servizio
“Non avere paura quando atterri, non sei a Beirut…il nostro aeroporto e’ un po’ trasandato nel look!
Appena si aprono le porte non ti spaventare…non c’e’ il Papa a palermo…di media vengono 6 persone per viaggiatore a prendere un palermitano”
E niente, io me ne vado a Palermo. Non salgo su un aereo da oltre due anni, non faccio vacanze (VERE) dallo stesso lunghissimo tempo.
Non sto andando a riprendere fiato. Non è un weekend per staccare. Non è mettere una pezza a riparare uno squarcio. Niente di tutto ciò.
È una VACANZA.
Un assoluto lusso che mi concedo e che mi godrò fino all’ultima stilla.
Che me lo merito!
Sayonara!
gestazione. parto. vagiti.
la gestazione umana dura nove mesi, tanto ci impiega l’essere umano a formarsi quel tanto da consentirgli di sopravvivere all’esterno. dopodichè si nasce. e poi si vive, ossia faticosamente, coraggiosamente si affrontano le sfide che il quotidiano ha riservato solo a noi.
ecco. l’aspetto a cui la maggior parte della gente non presta le dovute attenzioni è la nascita. posto lo strepitare di dolore della madre, a nessuno viene in mente che anche per il feto sia un’esperienza massacrante. passare con una testa grossa come un melone in uno spazio largo appena quanto un limone è profondamente doloroso. non solo per il limone.
la mia gestazione è durata circa 10 mesi. il parto è stato massacrante. ed ora, haimè, sono maledettamente viva. dieci mesi lontana da questo blog, privata persino della voglia di battere sui tasti. il tutto per rinascere. credevo di aver finito con la storia dei cambiamenti, delle inversioni di rotta,… e invece.
dieci mesi, sintetizzabili grossomodo in:
I nostri occhi di kriptonite (guarda come siamo friabili…)
Che questa volta non potessi trovare scuse lo sapevo benissimo da me. Già quando comperavo i biglietti on line, l’ho fatto senza alcun esodo preventivo tra facebook e myspace: chi c’é c’è, io sono a Ferrara.
Si, insomma, la questione era tra me e Vasco, che dopo La Tempesta avevo ancora di più il bisogno fisico di vedermi un concerto dal capo alla coda, con annesso acquisto di cd e dialoghi monotematici per le ore a seguire.
Sette mesi dopo l’abbandono di due posti al Teatro Parenti, non ho imparato la lezione: acquisto ancora biglietti in coppia e poi mi preoccupo di trovare qualcuno con cui andare. Anche con qualcuno non necessariamente appassionato ma semplicemente paziente il minimo da farsi trascinare fino al Teatro Comunale di Ferrara e a subirne tutte le conseguenze.
L’aspetto preoccupante della faccenda é che, di solito, chi non lo ama lo detesta. Il “mi fa cagare” è l’alternativa più diffusa al mio usuale “lo adoro!“.
non ti insegna proprio tutto tutto però…
“Papà ti apro solo se mi dici come riconosco un imbecille prima di dargli il mio numero di telefono…”
… e papà morì di polmonite.
di che vuoi chattare sabato pomeriggio?
io: oggi bigliettino day! yeah. -.-
collega di sventure: ahaha! come ti organizzi?
io: bho. magari faccio tipo formulario di due atti in croce. così, come promemoria…
collega: ok. ma per i pareri?
io: faccio il segno della croce. no?
collega: ah beh. io pensavo a un rosario…