Natale. La canzone.

C’è la luna sui tetti, c’è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica,
tra due giorni Natale
ci scommetto dal freddo che fa.

Il 23 dicembre è un giorno particolare. Dal punto di vista astronomico, è il primo giorno del Capricorno e per me che sono del Capricorno, è sempre un certo sollievo. Poi è inverno, ufficialmente dal 21 che è il solstizio, e questo significa che verrà pure un gran freddo, ma almeno le giornate iniziano ad allungarsi. Io la sera alle 4 del pomeriggio la patisco in tutto il corpo.
Da circa 15 anni, il 23 dicembre è anche il giorno in cui Federico mi scrive un messaggio, citando Natale di De Gregori.

Io e Fede ci siamo conosciuti in un momento indefinito degli anni zero, direi nel 2005. Lui studiava a Napoli, io a Urbino. Entrambi eravamo parte di quella cosa bellissima che si chiama ELSA, entrambi ne eravamo travolti.

Era un’altra epoca. Non c’erano i social network, non avevamo gli smartphone. Salivamo sui treni appuntandoci l’itinerario su un pezzetto di carta, con la convinzione che saremmo arrivati a destinazione. Arrivavamo sempre.

Fede aveva un umorismo raffinatissimo, una cultura spropositata e una classe innata. Non una stilla di snobbismo. Era entusiasta e accogliente.

Nell’inverno del 2005 si era creato in ELSA una specie di asse, una fratellanza scandita dall’alcol e dalla voglia di rendere tutto esaltante. Partiva da Napoli, saliva a Urbino e su a Ferrara e Treviso. La bellezza di conoscerci e riconoscerci, rendeva indispensabile vederci anche al di là delle Assemblee Nazionali.

Così, semplicemente, scappavamo. Prendevamo treni e ci davamo appuntamento per il weekend. Mostravamo agli altri le nostre case, le nostre città, i posti in cui ci sbronzavamo con i compagni di corso. Fu così che ci ritrovammo io e Fede ospiti di Chiara, Katia, John e Martina, tra Treviso, Castelfranco e Rovigo, in pieno inverno, in piena nebbia. Fu lì che iniziammo ad intonare Natale, rincorrendoci a chi la sapeva meglio, ridendo, entusiasti di quel contatto che ci veniva dagli impianti stereo dei nostri genitori, così lontani ma così simili.

Le foto di quegli anni sono in qualche cd-rom, che prima o poi avrò il coraggio di aprire. Eravamo giovani, spavaldi, convinti che il mondo non aspettasse che noi. Per tutta risposta, noi festeggiavamo. I miei credevano che con ELSA stessi perdendo il mio tempo. Rimane l’esperienza più incredibile che potessi regalarmi. Anni dopo, conservo amicizie in giro per l’Italia pronte ad abbracciarmi e ospitarmi nella loro città, per il solo fatto di aver condiviso quella spensierata incoscienza.

Poi è semplicemente successo: io e Fede abbiamo deciso di non perderci. A volte credo lo abbia deciso lui per entrambi. Da quel primo 23 dicembre, ogni anno, trovava il modo di comparire citando la nostra canzone. Quelle poche volte che tardava, ero io a scrivere.

Da lì abbiamo costruito il nostro legame da adulti, fatto di incontri casuali ma preziosi, ogni volta che uno capitava nella città dell’altra. Un pranzo a Roma, una serata a Napoli, una passeggiata a Bologna, per caso, senza programmare nulla. “Te lo dico, sto arrivando. Se ce la fai, vediamoci.
Farcela, l’uno per l’altra, era una scelta, mai un obbligo.

Il 27 novembre di questo maledetto 2020, Federico ha ceduto alla sua tristezza e ci ha lasciati. Ci eravamo visti a Roma a inizio anno e su zoom durante il lockdown, per brindare per il suo compleanno. Ci eravamo mancati a luglio.

In tutti questi anni ci siamo confidati cose incredibili, passeggiando per le città, non ci siamo mai dati per scontati pur senza essere mai stati nelle reciproche quotidianità.

Nel corso di questi 15 anni, ogni 23 dicembre ricevevo il suo messaggio, sorridevo e canticchiavo. Mio padre rideva, prendeva il telefono e scriveva al suo amico d’infanzia, che regolarmente non coglieva la citazione. Oggi ho scritto a papà. E agli amici che si sono stretti intorno al vuoto lasciato da Federico.

Questo anno maledetto si è preso alcune delle persone più preziose nella mia vita, quelle a cui riconosco un ruolo cardinale nella mia crescita, a cui mi legava una gratitudine sincera per quello che avevano portato sul mio cammino.
La sfida sarà portare quegli insegnamenti nei rapporti di domani, diventare il motore che loro sono stati per me.

Cominciamo da Natale.

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