UTENTE NON TROVATO

Mi ha bloccata.

Non so il motivo ma lo ha fatto. Senza preavviso, senza spiegazioni, senza litigare prima.
Un momento c’era e quello dopo no. Me ne sono accorta per caso, chissà quando lo ha fatto davvero. “Utente non trovato”. E dovrei chiedermi dove sei andato?

Non è la prima volta che mi succede. Mi era già capitato di essere bloccata, ma quella volta, dieci anni fa, ero matta, matta davvero, resa folle dal dolore e dal caos incontrollato in cui navigavo a vista. E quando sei così è ovvio che poi ti arrivano i matti. La vita fuori è uno specchio di quella dentro, non si sfugge. Così: matta dentro, matto fuori.
Esplodere è stato un attimo. Ma lo avevo saputo subito, quando era successo. Era sparito ma prima un plateale congedo.

Non lo so se altra gente mi ha bloccata, di sicuro nessuno con cui ho avuto a che fare in termini sentimentali barra sessuali barra ammicco ammicco. Non che io sappia.

Dal canto mio non blocco mai nessuno, non per motivi sentimentali.
Io lotto con l’algoritmo, è il mio modo di uscirne.
Un po’ come John Nash che non parla con i suoi fantasmi in “una specie di dieta della mente”, io non chatto, non metto like, non condivido i link che fino al momento prima sarebbero stati mattoni fondanti del rapporto fallimentare appena concluso.
Mi obbligo a non fare nulla e sopportare che lui sia sempre lì, tra le prime persone in vista, il primo tra i post che appaiono in feed, la prima delle stories da visualizzare, il primo tra le visualizzazioni.

È massacrante. Ma ormai sono diventata brava.
È una sorta di esercizio zen: non cambiare le mie abitudini, sui social come nella vita. Non ti blocco, non ti oscuro, sarà l’algoritmo a farti sparire perché io lo avrò convinto che non sei più importante per me.
Funziona. Alla lunga l’algoritmo si convince che non ti interessa più e finisce per mettertelo sempre più indietro fino a che quasi sparisce. Il bello è che è già sparito dai tuoi pensieri, di solito da mesi: l’algoritmo è lento e poco intuitivo.

Invece lui mi ha bloccata.
Non che avessimo una storia, avevamo una conversazione, ultimamente una di quelle vietate ai minori. Lo fa sempre, sparisce, si finge molto impegnato e poi torna, credo si annoi nella sua vita, non lo so. Ha smesso di interessarmi molto tempo fa.
Che poi cosa vuol dire bloccare qualcuno? Se vuoi rompere con qualcuno smetti di scrivergli, di farti sentire, non lo chiami più, lo eviti.

Ma bloccare qualcuno significa impedirgli di vedere cosa fai, cosa pensi, cosa sei. Nascondi la tua identità a qualcun altro per gettarlo nello sconforto più totale. Come se il tuo profilo fosse la vetrina della più prestigiosa delle boutique e allora tu, per punizione, me la oscuri. Come se negarmi di sapere cosa fai fosse la più crudele delle rappresaglie.

E se per un attimo ti accorgessi che non sei Bulgari ma sei una merceria? Vivresti molto meglio, amico mio. Sai quelle mercerie con le vetrine stracolme di oggetti un po’ retrò, matassine di filo, bottoni, ferri da lana, reggiseni a punta, gambaletti color brodo… quelle che nei mesi estivi coprono le vetrine con dei teli per non far rovinare la merce dal sole battente?

Ecco, quelle. Quelle che CHI SE LE INCULA.

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