antenne. cuori. frequenze.

quando miliardi di anni fà una invisibile mano diede inizio all’Universo, la materia era concentrata in uno spazio minuscolo e densissimo. anzi. non c’era lo spazio e non c’era la materia.

un colpo di tosse. un sospiro. e quel piccolo punto denso esplose e cominciò ad espandersi. chissà, magari la mano invisibile era solo il paraurti di una donna che non sapeva parcheggiare e che distrattamente ha fatto retromarcia sul Tutto (è facile crederlo, era un Tutto così piccolo ed oltretutto, diciamocelo, antiestetico!)

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altrimenti detta

chi non ha mai avuto un alter ego?

il mio si chiama Arianna. esce di rado ma sa come divertirsi e godersi le mie amiche.

Arianna Angeli, 28 anni, avvocato da pochi mesi. sorridente, insicura, con il vizio del mojito e del gin tonic, la stronza! si ritrova rimorchiata da improbabili tizi privi di fascino e lei, velatamente annoiata, si divincola con improbabili dettagli della sua vita e sorrisi circostanziati e ben sfruttati.

esce con le amiche, che ormai la conoscono bene. si concede poche ma ben selezionate occasioni in cui divertirsi sfrenatamente a suon di danze e risate.

veste alla grande, fintamente consapevole di un fascino che racconta a sè stessa di avere. indossa tacchi che la rendono vertiginasamente alta e, haimè, instabile.

torna a casa, talvolta scortata da qualche amica magnanima. parcheggia e raramente ricorda dove. torna a casa furtiva, ondeggia dentro la sua camera, crolla sul cuscino, regalando alla federa la Sacra Sindone del suo sapiente tenace MakeUp.

apprezza il suo grande letto nella sua stanza piccola ogni volta che, mentre barcollante cerca di sfilarsi gli stivali, crolla, inevitabilmente, a gambe all’aria. si dissolve nella notte, non prima di essersi fagocitata dei crackers o del formaggio direttamente dal frigo.

il mattino dopo, però, quella con l’emicrania sono io!

struggimenti

è incredibile come riesca a trascurarmi anche la tua assenza. forse era più assurdo che a trascurarmi fosse la tua presenza. non lo so. so che poi torno sempre lì. e i fagiani non mi piacciono nemmeno al forno